Ci sono pesi che non fanno rumore, ma spingono alcune vite oltre i bordi, come parole
lasciate fuori dal testo. Non stanno nel corpo centrale del racconto, ma negli spazi vuoti che
nessuno legge.
Quando il mondo si inclina, l’equilibrio diventa precario: inciampa, crolla a terra, e guardare,
a volte dal basso, diventa difficile, e ciò che appare non consola.
Qui le esistenze si comprimono in poche righe: nomi, oggetti, elenchi puntati.
Eppure se distogliamo lo sguardo queste vite ai margini non scompaiono.
Sono storie che continuano a esistere, ostinate, nei luoghi dove non sappiamo più fermarci,
e chiedono di essere lette.